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scrivi a Carmelo Musumeci Di Rosanna Randazzo (da Gualtieri)
La lettera
Gualtieri 30/3/2012. Carissimo Carmelo, ho indirizzato questa lettera a lei in quanto la ritengo un degno portavoce di tutti i suoi compagni di sventura. Io devo chiedervi scusa! Scusa per non essermi mai interessata di conoscere la verità sulla vostra situazione e sulla situazione delle carceri in Italia. Scusa per aver egoisticamente pensato solo alla mia vita e a quelle dei miei famigliari, e avervi ritenuto fino a ieri parassiti che spremono le nostre tasche, per di più avendo prima nuociuto alla società. Scusa perché, oberata dalle difficoltà cui lo Stato obbliga noi poveri comuni mortali, pensavo che il vostro, in confronto, fosse un paradiso, con tanto di televisione, palestra, campionati di calcio, teatro, spettacoli, baldorie collettive in celle di lusso… Questo è quello che pensavo fino a ieri, ed è quello che pensa la gente in genere. La gente pensa che da questa parte, dalla parte dove il cielo si respira a pieni polmoni e la primavera riesce ancora in qualche modo a mettere allegria con la sua esplosione di colori, dalla parte della libertà, di libertà non è che ne abbia poi così tanta. La gente comune si alza ogni giorno con la propria disperazione, le bollette da pagare e i soldi che non ci sono, il lavoro che manca o se non manca con lo stipendio che è una beffa all’intelligenza e alla volontà umane. La gente da questa parte ha figli che vanno a scuola che scuola più non è, va a curarsi in ospedali dove non si viene curati o si viene curati male, perché le prime istituzioni a cui vengono tagliati i fondi sono proprio quelle che dovrebbero costruire una società forte, sana, morale. Ecco perché alla gente, a questa gente, non va di rivolgere i propri pensieri e le proprie energie anche a voi e alla vostra atroce realtà. Siete stati carcerati? Ve lo siete meritato! A pane e acqua dovrebbero mantenervi in vita, altro che palestre, cinema, banchetti speciali nelle vostre celle ben riscaldate e spaziose e confortevoli provvedute perfino di cucinotti… fino a quando poi, per caso o per volontà, uno non apprende la vostra reale condizione, e finalmente prende atto delle brutalità, delle ingiustizie cui siete sottoposti tutti i giorni. E quando questo succede, quando prendiamo visione della realtà delle cose, il fatto che anche da questa parte, dalla parte della libertà fittizia, si soffra, non può più giustificare la nostra indifferenza! Né dovremmo più permettere che nel nostro bel Paese si perpetrino ancora simili ingiustizie. Questo è quello che ha fatto il popolo tedesco davanti ai campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Ha chiuso gli occhi, ha messo a tacere la sua coscienza tenendola volontariamente all’oscuro di tutto. I campi di concentramento, per quel popolo, non erano luoghi di annientamento prima che di distruzione (perché lo scopo principale era quello di annientare l’identità di una persona, farle dimenticare il proprio nome, la propria storia, di essere un uomo. In seguito i prigionieri ormai privi di memoria alcuna, venivano condotti al macello, come si fa con gli animali. E quei poveretti ormai convinti di essere tali, seguivano i loro aguzzini e si lasciavano condurre alla morte senza nemmeno protestare…), ma luoghi dove i prigionieri lavoravano e si rendevano utili… A questo preferiva pensare il popolo tedesco. Mi chiedo, in cosa siamo diversi noi italiani dai tedeschi di Hitler? Va bene, nessuno mette in dubbio che nei campi di concentramento venivano deportati onesti cittadini, ma il fatto che abbiate sbagliato e vi siate resi in qualche modo responsabili di atti criminali nei confronti della società, ci dà veramente il diritto di torturarvi, di annientare la vostra identità, di costringervi a dimenticare gli odori della libertà, i suoi colori, i suoi rumori? Facendovi questo, permettendo che vi accada questo senza dire, né fare nulla, e tanto meno provare a capire, a documentarci, a metterci nei vostri panni, non diveniamo forse tutti criminali? Penso che sia giusto che un uomo che abbia sbagliato paghi per i crimini commessi, ma penso che sia altrettanto giusto consentirgli di farlo in modo dignitoso, dandogli l’opportunità di crescere, maturare, ravvedersi dei propri errori al fine di poter essere nuovamente integrato nella società… Ecco, di questo vi chiedo scusa. Che io, come molti, tanti, troppi italiani, preferivo non vedere… Per la maggior parte degli italiani siete anni luce lontani dal loro mondo, e preferiscono tenervi lontani… Ebbene, per me non è più così. Farò altre ricerche, ne parlerò a tutti quelli che conosco. In questo modo darò il mio modesto contributo alla vostra causa perché penso che qualsiasi uomo sia recuperabile, se messo nelle condizioni di poter cambiare in meglio. Perché le carceri, come le scuole o gli ospedali, sono per il bene collettivo della società, ed è giusto che il governo prenda provvedimenti perché comincino a dare i frutti per cui in sostanza hanno ragione di essere. Non so se le cose cambieranno mai per voi, né se la gente imparerà ad aprire gli occhi, e capirà che è proprio a causa del proprio disinteresse che questo Paese sta andando a rotoli… Io personalmente, però, mi tiro fuori dal coro di queste voci ostinate. Lo so che per voi, alla fine, non è di nessun valore il fatto che una come me, senza un’istruzione né potere alcuno, senza quindi voce in capitolo, abbia finalmente appreso la verità sul vostro mondo degradato, e provi rammarico e sincero dispiacere per tutti voi. Alla fine, cosa vi cambia? Continuerete ad essere stipati in spazi assurdamente ridotti, a subire ingiurie, ad essere dimenticati nei letti quando siete malati, ad essere incattiviti da un sistema che invece dovrebbe recuperarvi… In fondo, questa mia nuova coscienza può essere utile solo a me stessa. Ma è già qualcosa, spero. Mi dispiace solo non averlo fatto prima. Per questo, cari detenuti, vi chiedo scusa. Con l’augurio che più persone si interessino a voi (perché questo in realtà significa interessarsi a noi stessi), e che il governo si decida a usare in maniera appropriata i soldi che ci ruba dagli stipendi (perché se i nostri politici non li usano per lo scopo per cui si sentono legittimati a farlo, allora ci stanno derubando, o no?), allargando gli spazi dove siete rinchiusi (per questo, forse, basterebbe abolire la legge Fini-Giovanardi), e creandone di nuovi per darvi modo davvero, e non solo sulla carta, di svolgere attività ricreative che vi motivino a divenire persone laboriose e produttive, con l’augurio che vi si dia modo di sentire l’aria sulla pelle più di due ore al giorno, e che agli ergastolani che hanno dimostrato nel corso del tempo di essere in grado di tornare da “questa parte” e di darsi da fare come cittadini responsabili, sia data la libertà di tornare a vivere in questa società e di contribuire a renderla migliore, con questo augurio e questa speranza, vi abbraccio forte. Randazzo Rosanna.
La risposta Cara Rossana, a volte mi domando a che mi serve fare mattino e fare sera fra sbarre e cemento fino all'ultimo dei miei giorni? Trovo la risposta quando ricevo lettere come le tue che danno emozioni al mio cuore e allora mi convinco che forse vale sempre la pena di vivere anche in catene senza speranza e senza fine pena. Rossana, la tua lettera è molto bella e talmente efficace che se mi autorizzi e mi dai una risposta tramite il mio indirizzo e-mail zannablumusumeci@libero.it che mi cura il mio angelo, a volte anche i diavoli ne hanno uno, la vorrei rendere pubblica. Il mio cuore ti manda uno dei suoi miglior sorrisi. E grazie delle tue parole. Carmelo Spoleto 3/03/2012
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