 E' quando viene sera e i colori del tramonto si sbiadiscono sempre di più, raggiungendo l'indaco degli occhi del cielo, offuscati nel successivo passaggio di cumoli di nuvole, ora come sulla mia esistenza, sospinte dalla tramontana di stagione, che realizzo quello che ho perso nell'espressione di una vita attiva e propositiva, alla luce di un'altra giornata vissuta nell'ombra, parcheggiato come una automobile che adesso non serve più. E' come se la mia vita si fosse sdoppiata in questo presente in due figure opposte, con due stili diversi, quello che mi ero creato e quello invece che mi creano altre persone adesso, quindi come il giorno e la notte in questo buio sopraggiunto che ho vinto giocando a dadi. Nella mia esistenza mi fanno compagnia questa sera quaranta carte per svelare il destino, quaranta canzoni le mie amiche, che mi parlano di te nel riflesso di un cielo plumbeo e in lontananza il suono flebile che mi arriva dalle campane, il quale annuncia regolarmente il tempo che scorre. Ti ritrovo ugualmente con l'immaginazione in ogni angolo di me a spolverare la solitudine e quando ne ho bisogno mi regali sempre un sorriso, anche nelle notti infinite attraverso questa foto, che come la dedica che hai apposto sul retro, tengo nascosta nell'album del mo cuore. Questa è la sera giusta per riempire il vuoto che mi circonda e per comprendere che ti ho cercata in questa immagine e ti ho trovata dentro me, in un tempo senza tempo, il mio tempo insieme a te. E' strano, ma da questa metaforica stazione popolata da persone in transito, dove adesso vivo, mi sento come un naufrago arrivato in un'isola deserta e allora come lui mi nutro di speranza e di ricordi, che a differenza sua ho potuto appendere al muro, quello del pianto, come trofei di conquiste ormai inutili. E' irreale provare il limite emotivo nell'osservare questi statici primi piani, quando una volta esploravo la mappa dei loro nei, nella follia della loro vivacità. Ogni tanto, quando ricordo un'emozione troppo forte, come il richiamo della libertà vissuta con la moto al vento verso il mare, sento dentro di me l'eco di un abbaiare di cani che mi mette in guardia sulla possibilità che un rigolo d'acqua solchi il mio viso e scardini la mia dignità. Se adesso chiudo gli occhi rivedo un treno con un amore passeggero, mentre in compagnia di amici, accompagnati dal suono di una chitarra si cantava e di un falò in riva al mare in un girotondo aperto verso il mondo, mano nella mano e di una barchetta rovesciata sulla sabbia, mentre le arrivano onde a fine corsa, messa lì apposta dal destino per nascondere appartati, sotto l'angolo retto di una stella, promesse per l'eternità. Ritorno nel mio tempo, avvolto dalla penombra che mi è concessa dal riflesso della luce di una televisione muta e ascolto in sottofondo una musica che altri hanno scritto, senza però conoscere il testo della mia vita. E in questa notte insonne, rievoco la mia esistenza e mi sorprendo ritroso nel tempo e mi rivedo in situazioni, come del resto tutta la mia esistenza a volte irripetibili nello sviluppo che hanno assunto. Azionando come se fosse una leva il richiamo della memoria, inizia la ricerca, la quale si colloca casualmente in una immagine che mi vede proiettato nel filare di un vigneto, con accostate al ciglio dell'inizio del sentiero i nostri mezzi di trasporto, il quale nome era come quello di un saluto, mentre alimento il sentimento estivo che era nato attraverso l'unione dei nostri corpi che resterà per sempre incompiuta, alla luce dell'arrivo annunciato dal richiamo vocale di sua madre, pronta a dividere senza severità il nostro desiderio adolescenziale. Mi sono reso conto che nel momento in cui si vivono certe esperienze sul nascere sembrano avvenimenti normali, ma con il trascorrere del tempo assumono una realtà diversa, in quanto al confronto con altre si comprende poi l'unicità che le distinguono. Improvvisamente le parole di una canzone si affacciano nella mia mente e senza chiedere il permesso si siedono sul mio “cuore da fornaio” e si propongono nell'affermare: “mi fai stare bene” ed è la sensazione che provo quando con il ricordo mi ritrovo insieme a te, mentre ritagliamo momenti discontinui di affettività, nella fantasia di un tempo senza speranza. Ma cosa esiste di più entusiasmante quando due persone si attraggono, senza pregiudizi si vorrebbero e allora si attiva la vastità del corteggiamento, che già solo per questo varrebbe il desiderio di vivere e che rappresenta una forma di arte, nel suo insieme di attenzioni e di creare situazioni, mettendo in risalto l'essere supremo della mente: l'intelligenza. Quello che vorrei dirti, in questo attimo infinito, avvolto da un senso di libertà, ora che il buio interiore mi lascia e incomincia ad albeggiare dentro di me e il metaforico mattino trovando spazio si sveglia nei colori dell'aurora di un sorriso è che quando chiederai un bacio e un'altra vita agli uomini usurai che incontrerai, diglielo che tra di noi non è finita e che forse non finirà mai. E poi io qui e ritrovarti nello sguardo di un'altra, nel mistero del suo passo verso di me, ma nel tuo sorriso che è mille volte il suo, perdersi nel tenere in braccio un bambino e chiedersi il perché del destino. Ora, premo di nuovo la leva dei ricordi e si ferma su quello africano, precisamente in Kenya e attraverso la rivisitazione della memoria prende definizione l'espressione di quegli occhi neri e profondi, timorosi e per questo quasi spalancati, il cui riflesso da lontano si addentrava nei miei, i quali difficilmente riuscirò a dimenticare. E quello stesso bambino mi osservava smarrito per la diversità di civiltà che rappresentavamo essere e teneva tra le mani il simbolo del suo modo di vivere, costituito da un'insieme di piccoli rametti rinsecchiti di alberi di acacia, intrecciati tra di loro a simulare una palla da gioco. E poco più distante, un gruppo della stessa etnia Masai a studiarmi diffidente, mentre mi trovavo accanto a una loro capanna rivestita di fango, ora seccato e screpolato e di sterco di animale. Dall'interno di quella primitiva costruzione realizzata attraverso una struttura in legno composta da sezioni circolari, come a rappresentare il guscio di una chiocciola, usciva forte e acre l'odore di carne affumicata. La presenza di lance dalla punta tagliente e lucida, appoggiate all'entrata, rendeva la mia sosta insicura e le stesse erano custodite sotto lo sguardo attento di una bambina e nella sua bocca, come nei suoi occhi si appoggiavano ritmicamente raggruppamenti di mosche. Stoffe rosse annodate sotto le ascelle ne coprivano il corpo e ogni guerriero abbelliva il proprio collo con collane sottili e multipli di perline colorate e poi pietre allineate e unite tra di loro erano posizionate alla sommità delle orecchie a cascata verso i lobi. I capelli per entrambi i sessi lunghi, ma incrociati in treccine strette e compatte per impedire che parassiti trovassero spazio al loro interno. E in quegli occhi del piccolo Masai, mi sono rivisto nello specchiarmi bambino, mentre giocavo a pallone nelle strade e riflettendo attraverso questo flash-back, ho annuito all'idea che l'amore insegna agli uomini che sono uguali, ma io davanti a lui mi sentivo a disagio, perché portavo l'indifferenza del mio tempo, di quel mondo senza pietà e troppo sicuro si se. E quel bambino invece la fantasia di un altopiano e di quella palla un po' ovale nella forma e di un sorriso a farmi comprendere che era più felice di me, nonostante vivesse di niente, perché non possedeva niente e perché per essere felici mi ha insegnato che basta un niente. Una tavolata imponente all'interno del villaggio a Malindi, composta in prevalenza da coppie che si erano tra di loro conosciute nel pretesto di un viaggio in comune e di un gioco da farsi nell'intimità di un teatro, nelle vicinanze della spiaggia, la quale offriva l'occasione per ammirare l'intensità della sfumatura cromatica dei colori della barriera corallina, circondato da palme appesantite da frutti ormai maturi, al cospetto di una giuria improvvisata e composta anche da “due personaggi in cerca d'autore” distanti anni luce dal nostro modo semplice di proporci. E al consuntivo dei voti, alla fine delle varie prove della competizione, era risultato vincente insieme alla sua amica intima del momento, facendoci assumere la carica di re e di regina del villaggio, naturalmente fino allo svolgimento di una nuova gara, la persona racchiusa in quella definizione scherzosa, la quale ti procurava un sorriso armonioso e di complicità, quando la pronunciavo: “uomo di spettacolo o spettacolo di uomo”, lo stesso che hai imparato a conoscere coinvolgendoti nel tempo e nell'attimo prima di immergerti in me con lo sguardo, mi hai sussurrato: “in me rappresenti entrambe le definizioni“ e poi nel sorriso conseguente ti si formava una fossetta sulla guancia sinistra. Mi ritrovavo davanti a un bicchiere di drink analcolico, colorato a strati e per fortuna senza bandierina e lei mi venne incontro con la sua figura da Sirenetta, mentre la persona con la quale divideva la vita privata, distrattamente da lontano seguiva la sua camminata e si mise a sedere accanto a me e mi chiese dopo essersi complimentata, il mio nome, il quale mi uscì con un suono un po' strano come il momento che stavo vivendo. E poi si presentò anche lui raggiungendoci, mentre la mia compagnia fiutando il pericolo e per niente...gelosa, non mi aveva lasciato, anticipandolo, trascorrere troppo tempo in compagnia della bionda avvenente, la quale portava con se la sua immensa bellezza esteriore, in quanto era sempre presente in lei, il ricordo del modo in cui si era lasciata affascinare in precedenza dalla mia persona, nel nostro primo incontro. Era già tardi per andare ad ascoltare musica o a ballare in un villaggio quella sera “open” a tutti i frequentatori occasionali come noi, ma quando ci chiamarono eravamo in armonia per divertirci e quindi ci incamminammo con il resto del gruppo. All'entrata si offrì di pagare, come poi con insistenza fece l'uomo della giuria, con il pretesto che era la serata regale della coppia vincente. Già qualche dubbio mi assalì nei confronti di quel comportamento, il quale non mi sorprese in seguito quando il racconto di quello di cui si occupava nella vita lavorativa terminò. E questo lo ritraeva in qualità di vicepresidente di una squadra calcistica importante, con interessi economici nei paesi dell'est Europa. Per il non interesse che destavano in me i suoi discorsi, non capivo quale era il suo fine o meglio pensai maliziosamente a una proposta di scambio di coppia. La Sirenetta aveva già espletato la sua parte, facendo da apripista alla conoscenza dei due mondi opposti che rappresentavamo essere e non aveva più parlato da quando si era diretta in toilette a trovare affetto nella polvere bianca e ne era tornata stravolta nell'espressione del viso girato in alto verso la luna. E improvvisamente lui si svelò iniziando una logica retorica sull'inconsistenza dell'essere che mi sorprese e sul valore inconscio della solitudine, in quanto compresi che le sue possibili conoscenze erano scrupolosamente mirate e selezionate e quindi con la volontà da parte sua di portare a se, di essere circondato da persone riconosciute in precedenza da altre, nel loro modo di proporsi anche culturalmente, come uomini vincenti. E lo dimostrò quando mi offrì l'opportunità di trasferirmi per qualche tempo a Nairobi, in qualità di ospite con il pretesto di accompagnarlo al casinò o meglio nella tappa di un successivo trasferimento, con destinazione il Lago Turkana, oasi naturale di migliaia di fenicotteri rosa. Dunque la morale consisteva nella compagnia secondo i suoi parametri, di valore, in cambio di denaro in forma velata. Ritornando dalla spiaggia verso il villaggio, abbracciato alla mia compagna, mentre calpestavo ombre di amore che al passo mutavano, riflettevo sull'evidenza che una persona a sua insaputa, può ritrovarsi ad essere passivamente coinvolto in una contorta forma di essere predestinato, senza poterlo immaginare e che in quel contesto la mia dignità fosse stata messa in dubbio da un ridicolo tentativo di baratto. Se appartenessi al mio tempo, seguirei con lo sguardo il tuo passo pensando che è una danza e farei silenzio intorno al tuo per comprendere che per essere vicini le parole a volte stonano e ritroverei il senso della vita guardandoti negli occhi per rivedere nel tuo cuore quel volo di gabbiani ed essere poi felici per averti sfiorata in quell’attimo infinito che siamo stati accanto. E riproverei quello stesso senso di abbandono mentre ti allontani, quello stesso che ho vissuto da bambino quando un pianto silenzioso mi avvolgeva, ancorato con le mani alle inferiate del cancello dell'asilo, il quale sovrastava ogni cosa, mentre sussurravo verso mia madre che si allontanava dandomi la schiena, di ritornare da me. Allora come oggi il simbolo dell'inferriata rivive in me e limita la libertà, il mio raggio d'azione, la visuale verso la vita vera, ma non la fantasia, la quale con un balzo riesce sempre a scavalcarla e a vincerla, però quando stanca tiene in mano una bandiera bianca pronta a sventolarla è la tua presenza in me che ferma il gesto e mi consegna il segreto della speranza. La memoria in un tuffo nel passato, crea cerchi di ricordi, quelli stessi che hanno caratterizzato questo stesso viaggio e uno di questi in particolare andrebbe interpretato per comprendere le insicurezze delle persone. Nel gruppo ora di amici, visto che lo stesso si era consolidato alla luce dell'evidenza che insieme avevamo vissuto intensamente, sia di giorno che di notte, all'insegna di divertimenti, ma anche di emozioni durante safari fotografici in visite nei parchi nazionali quali lo Tsavo, scena del film “La mia Africa” o quello dell'Amboseli, alle falde del Kilmanjaro, era presente una coppia di ragazzi più giovani di me, dove lei elegante nel modo di proporsi, era consapevole di ciò che voleva attingere dalle situazioni, invece lui era in difficoltà nel rapportarsi con lei e per questo era troppo servizievole e soffocante nelle attenzioni, cercando forse in questo modo di colmare un dislivello nativo di coppia, anche culturale. Una sera osservando uno spettacolo di danze Masai, lei si avvicinò alla mia persona e facendosi spazio accanto a me, mi guardò negli occhi e stranamente titubante in quel dialogo, mi confidò: ”non sono sicura, non sono sicura che è in questo modo il fare all'amore”, mi vorrei sposare aggiunse, ma questo dubbio mi assilla e per questo condiziona la mia felicità, ma ho compreso nella tua persona osservandoti, la sensibilità che ti distingue, la quale traspare anche quando ridi contento o impegnato in discorsi mai banali e per questi motivi nutro la speranza che mi aiuterai al fine di comprendere, in un raffronto. Ed io rimasi immobile a riflettere, pensando in un primo momento alla possibilità di non avere saldato un vecchio debito con il destino in una vita precedente, visto che lo stesso mi perseguitava con proposte indecenti in ogni parte del mondo mi affacciassi. E poi, che non ci potrà mai essere amicizia disinteressata e vera, ma circostanze cordiali tra uomo e donna, inevitabilmente si è sempre attratti nei confronti di un nuovo modo di essere e di interpretare la vita, in caso contrario non si accetterebbe il dialogo confidenziale conseguente con assiduità, il quale indistintamente può coinvolgere entrambi i sessi. Dopo aver preso tempo, anche attraverso questa in parte ironica pausa di consapevolezza, gli spiegai quello che rappresentava per me l'amore rapportato alla sessualità e mi dilungai in in primo momento sull'evidenza che tra due persone è importante l'attrazione fisica, associata anche a quella olfattiva della pelle, nella reciprocità dell'unione e che le sensazioni più profonde si vivono donando il sentimento verso il raggiungimento della sublimazione emotiva, quella che ricerco sempre, vissuta anche attraverso l'orgasmo del proprio partner. Devi comprendere se le emozioni che il tuo compagno riesce a trasmetterti riescono a farti vibrare, le dissi, se quando ti sfiora il corpo provi un sussulto che inventa un respiro di fantasia e se mentre ti concedi, il mondo di carezze e di attenzioni che si apre avvolgendoti ti appartiene o se invece ti senti pur partecipando, incompresa. Non posso aiutarti come vorresti aggiunsi, perché per me l'amore fisico come lo pretendo non si fa provare, ma va vissuto. L'universo femminile si aspetta sempre che qualcuno riesca a creare in loro un sogno da vivere, nell'immagine di un uomo vincente, che riesca appunto ad associare il fascino alla volontà di affermarsi in tutte le situazioni, anche nell'ambito lavorativo e poi che sia abile a coinvolgere in un divertimento, non dimenticandosi di essere dolce nei momenti dell'amore. E per questo essere stravolto e avvolto da momenti imprevedibili e passionali, non costituiti da semplici luoghi comuni associati al senso del dovere e per questo a volte basta uno sguardo intenso per lasciarsi inconsciamente trasportare nei confronti di chi riesce a comunicare il concetto che la vita è come una canzone, per fartela apprezzare, qualcuno deve fartela conoscere. Ed e' sempre il destino che si manifesta magari nel percorrere iniziali viaggi di sola apparenza nel loro sviluppo, per ritornare poi con enfasi da dove avrebbe dovuto concretizzarsi in precedenza e da quella nuova scintilla prende il volo per seguire infine la realizzazione del suo stesso avverarsi. Questi percorsi ci consegnano tra le braccia delle persone con le quali vivremo situazioni sentimentali, per un solo incontro o per una vita, intercettandole in un viaggio frequentando un fitness, in un ambiente di lavoro o in una emozione, la quale per la morale comune non dovrebbe mai nascere, quando appunto si posa nelle persone già impegnate in un rapporto. Ma questo non è dato saperlo o prevederlo in anticipo e il suo mistero rappresenta uno dei sentieri più emozionanti da percorrere, che la vita stessa può offrire: tutto, può succedere improvvisamente. Mi sono fatto forza una mattina e sono andato incontro al mio giorno ed ho incrociato dentro a un bar lo sguardo di chi mi avrebbe preparato un caffé e poi al ritorno dalla toilette mentre saldavo il mio debito, ho allungato la mano per prendere la testimonianza del pagamento, tra alcuni svogliati scontrini presenti e in quel momento lei mi ha detto: ”il tuo è questo”, porgendomelo con un sorriso denso di malizia. Ed io sorpreso mentre uscivo, tra quel sapore di caffé ed un addio ho realizzato, e girando lo stesso scontrino mentre attraversavo la strada, ho constatato che aveva apposto su di esso il suo numero di cellulare. Se l'avessi digitato, magari più tardi sul mio, chissà, forse oggi non sarei ospite in questa struttura, ma forse lo stesso destino che mi accompagna, aveva offerto una speranza che non ho saputo raccogliere, oppure si è avverato proprio perché quella facile conquista, seppur una ennesima affascinante conquista, non è riuscita come tante a coinvolgermi nel giorno del mio sbaglio. E per questo, in questo presente mi ritroverai solamente all'interno della “città degli angeli”, nel racconto di quel film in cui ci siamo immedesimati nel vivere in parte la nostra storia, con il desiderio di stupirci attraverso quella stessa sensibilità e in quelle immagini mi potrai cercare per rivivermi ed io potrò comprendere la sensazione che trasmette la neve dopo un po' tra le mani, lasciando l'apparenza e prendendone il senso. In questa sera di fine anno, quella stessa neve scende lieve e tenue, a sorpresa imbianca la speranza di rivederti e da questa finestra che guarda verso il mondo, mi ritrovo ad osservare in controluce la corrente del fiume e sono già batuffoli bianchi sui rami, mentre davanti a me rivivo la tua promessa, nella scritta soffice che ho ricamato sulla neve, ed è poi il buio della notte dentro me, in questo spazio aperto e adesso disperso che mi si offre nella visione. Nel chiarore lontano dei fuochi di artificio che colorano ad intermittenza le nuvole e dissolvono la mia intimità, costituita di fogli e di appunti disordinati che hai lasciato nel mio cuore, mi domando se con il trascorrere del tempo riuscirò anch'io a rispettare la promessa più importante, quella sostenuta nella penombra di un momento senza tempo. Ma poi adesso vorrei lucidare il nostro sogno, accostando in silenzio le tue lenzuola di seta, in stanze con il caminetto acceso, per ritrovarmi finalmente ad inventare di nuovo l'amore insieme a te, mentre osserviamo la neve lieve e tenue su di noi, a imbiancare la speranza.
Daniele Golinelli OPG Montelupo Fiorentino - 2006 Attualmente detenuto a Sollicciano
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