![]() …Le mie riflessioni sono su i permessi e su ciò che questi comportano a livello psicologico. Devi sapere che ogni permesso è si la possibilità di uscire ma, anche l’essere catapultato senza salvagente nella vita reale e di conseguenza nei problemi che questa comporta. Dopo ogni permesso per giorni rimango quasi inebetito, penso e ripenso ai problemi che la vita al di fuori comporta, alla difficoltà di allacciare nuove conoscenze, alla paura di presentarsi come persona che sta scontando una pena, alla possibilità che la gente ti possa additare e rifiutare, alla difficoltà di trovare un lavoro, insomma devo dire che per un certo senso l’andare in permesso è frustrante anche se dall’altro lo si aspetta con impazienza. Devi sapere che siccome i miei hanno cambiato casa e provincia e le mie vecchie amicizie sono per così dire alcune poco raccomandabili e le altre non mi vedono da anni, ho tagliato ogni legame e così ogni volta che esco mi ritrovo a passare la maggior parte del tempo da solo e anche instaurare una nuova amicizia che sia maschile o femminile è un trauma (nel senso: “ciao sono Nico”; “ciao sono Tizio o Caio”; “stasera andiamo a mangiare una pizza vieni cono noi?”; “no perché ho l’obbligo di essere in casa alle 21”; o ancora “ci vediamo nel fine settimana?”; “no devo rientrare in carcere”), come vedi le mie perplessità sono più che legittime e ogni volta mi fanno riflettere sul senso dei permessi, sono delle vacanze che però vengono fruite quando tutto il resto del mondo lavora, le persone fuori hanno i tempi normali mentre chi va in permesso ciondola stancamente in giro dalle 8 alle 21 quando come da ordinanza deve rientrare. Capirai bene che rimane ben poco da fare se non passare del tempo con i propri cari e girare a vedere ciò che è cambiato, per il resto si è come sospesi , vedi il mondo a portata di mano ma sai che non puoi coglierlo. La mia non è una lamentela ma solo una riflessione che credo sia condivisibile da chi vuole lasciarsi tutto alle spalle, sarebbe facile vivere i permessi in modo diverso ma ciò implicherebbe fare delle scelte che potrebbero rilevarsi sbagliate, penso che se si vuole rifarsi una vita degna di questo nome si debba tagliare i ponti con il passato e gettare le fondamenta di un nuovo futuro, futuro che però è difficilmente realizzabile sino a quando non si godrà della libertà totale e duratura. In tutta onestà non mi vergogno di far sapere che sono recluso ma penso che sia una cosa da dire quando una persona ha le basi oggettive per poterti giudicare e non subito di primo acchito, la reazione a mio avviso sarebbe quella di giudicarti negativamente pregiudicando così un qualsiasi rapporto sia che sia di amicizia o altro. Non possiamo nasconderci che la società attuale sia estremamente bigotta e d’altro canto non posso certo dare torto a chi è prevenuto nei confronti di chi è o è stato in carcere, le cronache sono piene di atrocità alle quali io stesso a volte mi soffermo a dare un giudizio negativo pur vivendo questa realtà. Il mio pensiero è dato forse dal fatto che non provengo da un ambiente disagiato, ho una bella famiglia che nonostante i miei sbagli mi è rimasta vicina e non mi ha fatto mancare nulla e quindi non vado certo fiero di ciò che sto passando e ho fatto passare ai miei cari. Forse è per questo che trovo difficile dire ciò che sto passando e in attesa che tutto finisca cerco di prendere ciò che viene (carpe diem) ma rimane il rammarico di vedermi messo all’angolo dalla vita per uno sbaglio che in definitiva nessuno mi ha obbligato a fare. Ecco questo è il mio punto di vista su cosa siano i permessi, spero che chi leggendo trovi degli spunti di discussione possa contattarmi e dirmi come la pensa…
Domenico Marchesi Carcere di Porto Azzurro – 27/07/06
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