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Gentile Magistrato

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:: Inserito il 2006-06-26 alle 10:25:06
:: Di: Carmelo Musumeci [carcere di "Nord Italia"] Clicca qui per vedere tutti i testi relativi a questo carcere

detenuto con lapis

mi permetto, con qualche dubbio, poiché non vorrei essere frainteso, di comunicarle le mie personali aspettative sulla rappresentazione esterna del libro di poesie collettivo che i detenuti hanno realizzato.
Premetto che io per me stesso no voglio e non pretendo nulla (probabilmente non lo merito e neppure posso avere nulla) anche perché maldestramente ho scelto di essere un detenuto altruista, solidale, pronto a sostenere i compagni, vigile affinché siano rispettati i diritti di ognuno ed impegnato, nel mio piccolo, a migliorare le condizioni di vita carceraria tentando di dare un senso più costruttivo alla pena.
E per questi tipi di detenuti, parliamoci chiaro, in carcere e dal carcere non otterranno mai nulla poiché nella stragrande maggioranza dei casi il carcere premia i peggiori. I prigionieri che dimostrano troppo senso critico, anticonformismo, capacità d’organizzazione  e relazione  sociale è malvisto, additato, disprezzato e temuto perché percepito come un soggetto fuori controllo, non domabile, non assoggettabile, non addomesticabile. I buoni principi, i valori di lealtà (da non confondere con l’omertà), il senso di responsabilità, sono dati poco apprezzati nella realtà carceraria. La verità è che il detenuto che non accetta le bizze del potere (ottusità, sopraffazione gratuite che soffocano la vita giornaliera) è un carcerato che oltre che avrà vita dura non uscirà mai.

Io non mi lamento di questo più di tanto, il vero premio non è fuori di noi ma dentro di noi. Già da molti anni sono consapevole che il sistema penitenziario (probabilmente anche la società esterna) premia i “cattivi” che fanno i “buoni” e punisce i “buoni” che fanno i “cattivi”. Ma speravo, pensavo che per una volta, una  volta sola,  le cose sarebbero andate diversamente, si lo so, s9ono un sognatore! L’iniziativa del nostro libro di poesie collettivo è nata solo da un gruppo di detenuti ristretti nella sezione di alta sicurezza ed elevato indice di vigilanza ed appoggiata esclusivamente dalla Dott.ssa Arru. All’inizio solo a lei dobbiamo dire grazie, per il resto non abbiamo avuto, non dico agevolazioni, ma nessuna semplificazione. Spesso qualcuno di noi ha rischiato rapporti disciplinari per raccogliere le poesie, dare dettagli e spiegazioni ai compagni da un piano all’altro della sezione. Spesso abbiamo fatto come i “carbonari” e ci mandavamo i bigliettini di nascosto per mandarci consigli, correzioni o qualche strofa. Per gente che a stento riesce a tenere la penna in mano siamo orgogliosi delle nostre poesie. Potranno non piacere ed essere infantili ma dimostrano che dietro i nostri reati, oltre la conferma lampante che non ci sono dei poeti, ci sono delle persone cha amano, soffrono, sperano e pochissime volte ridono. Insomma, non lo nascondiamo , siamo orgogliosi del nostro libro di poesie, fare qualcosa di positivo in questo istituto non è facile: tutta la giornata in ozio e come unico svago si gira avanti ed indietro in un cortile durante l’ora d’aria, senza corsi per apprendere una professione, senza attività culturale come teatro, pittura, musica, né spazi adeguati per praticare uno sport (a parte un’ora a settimana di campo di calcio). E alla sera televisione, “il grande fratello” , “la fattoria”, “l’isola dei famosi”, (da un carcere all’altro), dove i partecipanti dopo una settimana o due di comoda “detenzione” piangono come vitelli e dichiarano di essere cambiati, che è stata dura, di aver trovato dei valori nuovi…che strano! Io dopo 15 anni di “grande fratello” mi sento più cattivo di prima. Si lo so, né ho per tutti e sta venendo fuori il mio carattere polemico e quindi tanto dubito di ritornare al motivo di questa mia lettera.

Dicevo che siamo orgogliosi di nostro libro di poesie e molti di noi pensavano che questa iniziativa, per pochi fortunati, poteva servire per prendere una boccata d’aria, un primo spazio di libertà, in gergo carcerario per “sbloccare”. Sognavamo di chiedere un breve permesso di qualche ora per essere presenti alla rappresentazione esterna del nostro libro di poesie. Qualcuno ha persino pensato, per l’occasione, di far venire i figli dal continente per fare bella figura davanti a loro e dimostrare che la stampa, per la prima volta, si occupava di loro in maniera positiva (e non per fatti di cronaca nera) ci sarebbero state le foto, insomma sarebbe stata una festa.
Invece, da chiacchiere di corridoio, sembra che nessun detenuto allocato nella sezione Alta Sorveglianza ed Elevato Indice di Vigilanza gli sarà concesso un permesso di qualche ora per essere presente alla rappresentazione. Però forse ci rappresenterà qualche detenuto, che usufruisce già di permesso, dalla sezione media sicurezza. Ecco, questa cosa mi fa “incazzare” .
“Mi permetta” il termine (stavo per scrivere “mi consenta” ma sa troppo di Berlusconi) ma quando ci vuole ci vuole, e poi io mi sento un cittadino detenuto libero, così libero da dire quello che penso. Che c’entrano i detenuti dell’altra sezione o eventualmente quelli di Cagliari o Milano? L’iniziativa è nata nelle sezioni “A.S.” ed “E.I.V.” ed è giusto ed etico che a rappresentarci siano i detenuti che vivono nella nostra comunità, i compagni che vediamo ogni giorno, con cui parliamo, con cui confidiamo i nostri sfoghi, le nostre speranze e le nostre sofferenze, ecc. dove la gioia di uno sarebbe la gioia dell’altro e mi creda non ci sarebbe tra di noi nessuna invidia se invece di uno esce l’altro.
Anzi sarebbe da stimolo per il futuro, per creare altri progetti, per farci capire che il lavoro, l’impegno paga…Possibile che nella sezione  dove è nato questo libro non può uscire nessuno perché siamo tutti sporchi, brutti, cattivi ed irriducibili? Possibile che fra di noi non c’è nessuno che non merita un’opportunità, una possibilità? No! Non è così, perché lei ha già dimostrato di essere un giudice con le “palle” (per il termine colorito faccio il discorso di prima) dimostrando sensibilità, umanità e rispetto dell’articolo 27 della Costituzione (poiché nel giro di due anni ha risuscitato tre morti viventi facendo uscire per la prima volta tre ergastolani in permesso).

Non capisco, non capiamo perché non approfitta di questa occasione per darci una mano? Possibile che nella sezione A.S. ed E.I.V. non ci sia nessuno che merita la sua fiducia? Qualcuno che merita questa opportunità di essere presente all’evento per poi raccontare a noi al passeggio come è andata…
Per favore non ci dica che la legge non lo consente, la prego questo non lo pensi e non ce lo dica poiché è di questi tempi la notizia che ad un detenuto di Sulmona hanno concesso un permesso con l’art. 30 II comma per partecipare ad una sua mostra di quadri.
Ovviamente ogni Giudice ha la sua autonomia di interpretare la legge e guai se non fosse così .
Infatti, se capiti nel carcere “giusto” dove ci sono i Magistrati di Sorveglianza che applicano veramente la legge Gozzini, o con le informazioni negative della direzione dell’istituto o con quelle negative esterne delle forze dell’ordine, si esce, mentre in alcuni carceri è impossibile. Per favore, piuttosto ci dica che non meritiamo questa opportunità e non perché la legge non lo consente poiché con questa risposta recrimineremmo che se fossimo detenuti a Spoleto o Sulmona, forse avremmo avuto il “culo” che qualcuno di noi sarebbe uscito.

Spero, speriamo che lei non interpreti male il nostro dissenso… credo, crediamo che è importante che pur detenuti continuiamo ad avere un nostro proprio pensiero, poi sta a lei trovare la quadratura del cerchio. Capisco, capiamo la sua posizione e le eventuali critiche che la potrebbero colpire (vedesi il polverone che ha sollevato la partita esterna di pallavolo della ragazzina Erica) ma sappiamo che lei ha il coraggio di sostenere eventuali critiche in diritto e nel merito, lo dimostra il suo lavoro passato e presente (mi permetta, ed anche il suo “vivace” caratterino). So che non gli piacciono gli incontri collettivi e quindi probabilmente neppure i documenti collettivi, allora mi firmo da solo ma sappia che il mio pensiero è condiviso dagli altri miei compagni.
Grazie di avermi letto.

Carmelo Musumeci

Carcere di Nuoro – giugno 2006

Trasferito nel carcere di Spoleto

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