 (lettera in risposta a Alex e Patty che hanno corrisposto con Max dopo il suo articolo "Ristretti-oppressi, con i letti vicino ai cessi") Oggi è una giornata grigia e uggiosa, ma un raggio di sole ha illuminato la cella dalla quale sto scrivendo, e questo raggio è la vostra lettera. Se ho scritto pezzi come "Ristretti e oppressi…" è perché non solo sto reagendo alla pena inflittami dal magistrato, ma anche a quella che provo dentro di me. Sinceramente non so se mi avresti scritto se avessi saputo che sono un matricida. Sono molto contento di aver suscitato emozione sia in te che in Patty, e la tua risposta rappresenta per me una speranza…speranza che la mia sofferenza e quella di tutti gli altri internati sia compresa e in parte condivisa con la gente che vive al di fuori di queste mura. Credo che la "risonanza" e l'"eco" siano gli obiettivi di Spiragli e la vostra lettera ne è la conferma. Quando sono entrato 3 anni fa in O.P.G. credevo di essere arrivato in un posto dove la speranza di libertà e la voglia di vivere non fossero incentivate. I primi due anni li ho vissuti da "ristretto ed oppresso", ma devo dire che nell'ultimo anno sono cambiate molte cose per me…infatti dall'anno scorso ho cominciato da uscire gradualmente in permesso orario, fino ad ottenere oggi la semi-libertà che mi permette di uscire quasi tutti i giorni. Faccio sport, lavoro come ortolano, dipingo, scrivo e ultimamente mi hanno autorizzato a tenere in cella un DVD che mi ha permesso di vedere film come: "Qualcuno volò sul nido del cuculo"…se quella era la condizione dei manicomi di alcuni decenni fa, rabbrividisco e mi ritengo fortunato di non aver vissuto in quell'epoca.
La luce l'ho incominciata ad intravedere e ciò è dovuto al fatto che i responsabili di questo O.P.G. mi hanno dato delle opportunità lavorative e di svago. C'è un centro esterno che si chiama "La casa del Drago" dove io ed altri internati trascorriamo "evasivi" pomeriggi; se volete venirci a trovare saremmo molto contenti di conoscere gente che è interessata a noi! Come vedi questo pezzo è molto diverso da quello proposto precedentemente su Spiragli e questo è dovuto al fatto che lo avevo scritto molti mesi fa, e nel frattempo il mio stato d'animo ha subito una metamorfosi. Ristretto ed oppresso si, ma un lumicino di speranza mi è stato concesso; ciò non vuole essere un arruffianamento nei confronti di chi dirige questa struttura, ma un incentivo a tutti quegli internati che non sanno esprimere il loro disagio a reagire "democraticamente" come ho fatto io. La manifestazione di "psichiatria slegata" è stata premiata il mese scorso dalla Regione Toscana, ma il premio più bello me lo ha dato il pubblico applaudendo il mio brevissimo intervento che auspicava libertà e dignità per i malati di mente.
"Muro-Fiume 2004" non ha avuto il supporto della popolazione Montelupina auspicata, ma il muro che ci circonda fisicamente che ha cominciato a sgretolarsi, il fiume della speranza comincia a scorrere più velocemente, ma il muro che ho eretto dentro me fatto di rimorsi, sensi di colpa e angoscia è ancora intatto; sento che per abbatterlo avrò bisogno dell'aiuto degli specialisti, degli operatori e dei volontari…ma soprattutto della società qualunquista che penso abbia paura dei pazzi assassini. Con la vostra lettera avete dato una bella picconata a quest'ultimo muro e l'avermi considerato un sano di mente è il più bel complimento che mi potevi fare, ma sappi che la follia esiste, forse è più corretto dire il disagio mentale, ed io vorrei estinguerli entrambi; ma con la perdita di mia madre se ne è andata la fiducia in me stesso e l'autostima che avevo. Ho paura di perdere il controllo mentale, ho paura di nuocere al prossimo, ma ho ancora voglia di vivere e di ritrovare la serenità che mi ha sempre contraddistinto, quindi a volte la coscienza mi dice: "rinchiudetemi e buttate via la chiave" a volte chiede speranza di libertà e una luce che mi faccia strada in questa società, anche se a volte anch'essa è schiava del consumismo e prigioniera di un regime mediatico. Ciao.
Max (da: Spiragli - rivista dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino - aprile/maggio 2005 - n° 27 - anno 5°)
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