 Ho sempre presente due particolari episodi che ancora oggi sono fondamentali e che mi aiutano a vivere questa mia non facile vita. Frequentavo le elementari, avevo una maestra che tutti noi credevamo un po’ matta. L’ultimo giorno della settimana prima che suonasse la campanella, chiedeva a tutti noi di ricordare qualcosa di cui fossimo grati. A fatica trattenevamo la voglia di ridere, quando uno dei miei compagni si alzava e diceva: “sono grato delle mie costruzioni, o, sono grato della mia bambola” …e così via. La maestra quando arrivava il suo turno, chiudeva gli occhi e diceva: “sono grata dei miei occhi perché vedono, sono grata del mio cervello perché pensa, sono grata delle mie gambe perché sanno camminare”. Per noi tutti era facile credere che la maestra fosse matta da legare. Ora però che sono più maturo, un po’ provato da tante esperienze, non sempre positive, ogni mattina ringrazio la sorte per la mia vista, per la mia mente che è ancora lucida, per le mie gambe che sono ancora in grado di camminare, e finalmente capisco quello che la maestra, per noi, allora matta, intendeva. Più avanti negli anni, durante uno dei miei viaggi in Europa, nel sud/ovest della Francia, in un piccolo paese che dà sull’oceano atlantico, ho incontrato un vecchio pescatore, oramai in pensione, che non tralasciava mai di ricordare che esiste sempre qualcosa della quale essere riconoscenti: anche se oggi non abbiamo pescato molto, possiamo almeno aver pescato poco, e se anche non abbiamo pescato quel poco, per lo meno non ci siamo ammalati, e se anche ci siamo ammalati, per lo meno non siamo morti. Dunque dobbiamo essere tutti grati per avere in dono la vita.
Marco Lumina dal carcere di Opera – MI – 02/10/05 - trasferito a Voghera, attualmente detenuto nel carcere di Busto Arsizio)
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