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Forme Espressive»[Racconti]

La pena di morte viva - Primo capitolo

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:: Inserito il 2010-06-03 alle 09:51:22
:: Di: Carmelo Musumeci [carcere di "Italia Centrale"] Clicca qui per vedere tutti i testi relativi a questo carcere

Dedicato agli ergastolano che si sono suicidati in carcere: solo chi ha paura di morire ha il coraggio di togliersi la vita.

Fu il giorno più lungo della sua vita.
Avanti e indietro.
Su e giù.
Da una parte all’altra delle pareti della sua cella.
La morte camminava accanto a lui.
Era stanco di pensare.
Troppo stanco per vivere.
Era pure stanco di aspettare.
Mario aveva deciso di arrendersi alla vita.
Aveva deciso di morire.
Non poteva continuare più a vivere una vita inutile.
Era mezzanotte.
La conta era già passata.
C’era un rumoroso silenzio nell’aria.
Era l’ora.
Fece il cappio con la cintola dell’accappatoio.
L’attaccò alle sbarre della finestra.
Levò gli occhi verso il cielo.
Non c’era la luna.
Non c’era neppure una stella.
C’era solo la morte che lo aspettava.
Illuminato dai fari del muro di cinta, il cappio gettava un’ombra sinistra sul pavimento della cella.
Mario salì sullo sgabello.
Udiva a malapena i battiti del suo cuore.
Faceva freddo, ma lui era fradicio di sudore.
Si mise il cappio intorno al collo.
Pensò a suo figlio.
Si ricordò di Roberto quand’era piccolo.
Rivide il suo viso di quella mattina di vent’anni prima quando l’avevano arrestato.
Il suo sorriso triste di quando i carabinieri lo portarono via.
Gli sembrò persino di sentire i singhiozzi di sua moglie quando l’aveva salutata per l’ultima volta da uomo libero.
Poi non volle ricordare più nulla.
Diede un calcio allo sgabello.
Sentì una terribile morsa nel collo che lo stringeva.
Si sentì soffocare.
Sempre di più … sempre di più.
Sentì barcollare il suo corpo da destra a sinistra, come un pendolo.
Gli mancò il respiro.
Il petto gli sussultò.
I muscoli del collo gli si torsero.
La bocca si aprì sempre più larga per cercare aria.
La vista gli si annebbiò.
I colori svanirono.
Si sentiva galleggiare nello spazio.
Non sentiva più il peso del suo corpo.
Si sentiva leggero.
Sentiva che la testa era circondata dalle stelle.
Era bello morire.
Non sentiva dolore.
Non stava sentendo più nulla.
Stava incominciando a sentirsi morto.
Iniziò a vedere in bianco e nero.
Gli sembrò di non vedere, né udire, più nulla.
Si accorse che stava morendo.
Si sentì contento da morire.
Presto la sua pena sarebbe finita.
Non stava più soffrendo.
Sembrava che stava morendo un altro al posto suo.
Molto presto non avrebbe avuto più nulla di cui preoccuparsi.
Pochi secondi e la sua vita sarebbe finita.
La morte era accanto a lui.
La stava abbracciando.
Lei lo guardò con desiderio, lui con amore.
A un tratto la cintola dell’accappatoio si spezzò e lui cadde sul pavimento della cella.
Maledizione!
Era ancora vivo.
Doveva iniziare tutto da capo.

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto – maggio 2010

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