 Sono Salvatore E., nato a Catania, in Sicilia, una terra bellissima, ma in un ambiente che conserva difficoltà ancora drammaticamente attuali. Sono padre di tre figli e sopravvivo solo per loro che sono la luce dei miei occhi. Mi trovo da 25 anni in carcere e probabilmente rimarrò prigioniero per il resto dei miei giorni: sono un fantasma né vivo né morto, sono un ergastolano. Nelle mie notti di solitudine, dentro la mia piccola cella cammino, avanti, indietro, pochi passi, in solitudine. Cammino e penso, fumo una sigaretta dietro l’altra, ascolto le voci che mi chiamano, esili, confuse. Cerco disperatamente di attirarle, di tenerle con me per confondermi con loro, per volare via con loro, oltre quelle mura maledette. Ma le mura non cedono, la cella si restringe, la solitudine mangia via pezzo per pezzo il mio cuore. Non resta che accendere la luce, sedersi e mettermi a lavorare: ho costruito questa barca in molte di queste notti per prendere il largo con lei e salpare in mare aperto…ma ormai per me è troppo tardi, la porta della mia cella non si aprirà mai. Ed allora ho deciso di donare la mia barca a Giuseppe Angelici dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII di don Benzi affinché sia lui a varare la mia barca con dentro tutti i miei sogni e le mie speranze perdute. Salvatore E. Carcere di Spoleto – novembre 2007
Versione PDF
|