cerca nel sito       Ricerca avanzata
     [chi siamo/progetti/iniziative] [come aiutarci] [contatti]
[newsletter]     
     [disclaimer]
[scopo del sito]
[credits]
[area riservata]     
   
Carceri
Realtà del Carcere
Forme Espressive
Offro/Chiedo
Links
Associazioni e altro
Lo sapevate che?...
Galleria
Libro degli Ospiti
Documenti "da fuori"
Posta Diretta
"Mai dire Mai"
↑ Torna in Cima

Il Libro degli Ospiti : il messaggio di Renata

Testo del messaggio:

Salve,mi chiamo Renata e sono una laureanda in Giurisprudenza.La mia tesi è proprio sul trattamento penitenziario,quindi conosco bene i diritti dei detenuti.Credo che la testimonianza di questa persona(non ricordo il nome,scusatemi,ma ho la nausea)sia vergognosa per uno Stato dove esiste una Carta Costituzionale che sancisce tassativamente i diritti fondamentali dell'individuo e quindi del detenuto.Inoltre esiste un articolo ben preciso:l'art.27 della Costituzione.Mi sembra che si parli di rieducazione o no?A che cosa serve stare sui libri anni e ripetere le "favolette"quando poi ti rendi conto che la realtà è completamente diversa?E gli elementi del trattamento,previsti dalla legge sull'Ordinamento Penitenziario,vista e rivista,modificata più volte,al fine di rendere la pena più umana?Che senso hanno a questo punto le varie leggi Gozzini e Simeone,nonchè l'emanazione del D.P.R 230/2000?Non so,sono allibita.Vorrei solo consigliare a questa persona,viste le difficoltà "burocratiche",di nominare o richiedere un difensore d'ufficio,che necessariamente deve essere presente anche nella fase della esecuzione della pena,e non solo nel processo di cognizione.Ogni altra mia considerazione è superflua.Al detenuto invece vorrei dire che,colpevole o innocente,ha tutta la mia stima solo per il fatto di voler rimettersi in gioco.Prima con il diploma e poi con l'Università.E' difficile studiare normalmente,figuriamoci in una struttura carceraria.BRAVO!Non si arrenda e faccia valere la circolare e gli altri suoi diritti.Anche se non leggerà queste righe,le auguro una completa riabilitazione,e sappia che anche se è condannato all'ergastolo,ci sono proposte legislative in corso per abolire questa forma di detenzione.Potrebbe quindi uscire un giorno da quel pianeta alienante e riprendere in mano la sua vita.Perchè la pena è retribuzione,ma anche e soprattutto rieducazione.E la pena dell'ergastolo è incompatibile con il dettato dell'art.27 della Costituzione.A che servirebbe rieducare un condannato all'ergastolo,se termina la sua vita in un istituto penitenziario?Le faccio i miei più sentiti auguri.

Messaggio lasciato da Renata 

Messaggio lasciato riguardo al testo dal titolo "Al Vicedirettore del DAP dott. Emilio Di Somma" [Clicca qui per leggerlo nella sua pagina originale].
Qui di seguito viene riportato solo il testo:

Egregio dott. Di Somma
Sono il detenuto De Feo Pasquale nato a Pontecagnano (SA) il 27/01/1961, detenuto dal 1983 in espiazione in via definitiva della pena dell’ergastolo ristretto nel carcere di Parma, trasferito il 29 settembre dal carcere di Fossombrone (PU).
Mi trovavo nel carcere di Fossombrone da 3 anni, mi sono diplomato e mi stavo iscrivendo all’università di Urbino, qualche giorno prima sono stato trasferito.
Il 30 agosto 2006 il comandante con una falsa relazione al Provveditorato della regione Marche mi ha sequestrato il computer e proibito l’uso della stampante, gli ho fatto due denunce e due reclami per falso e abuso di potere, una il 1° settembre e l’altra il 3 settembre 2006 alla Procura di Urbino; già l’anno prima, a maggio 2005, il comandante mi aveva sequestrato il computer, lo denunciai, intervenne il direttore dott. Giacobbe Pantaleone che mi ridiede il computer ed io ritirai la denuncia.
Nel mese di luglio 2006 è venuta la direttrice Caterina Ciampoli in sostituzione del dott. Giacobbe Pantaleone, in collaborazione con il comandante di Fossombrone, S. Marchetti, hanno azzerato il carcere, i detenuti hanno iniziato uno sciopero per protestare.
Per arginare la protesta è stato fatto uno sfollamento, il comandante mi ha inserito nella lista dei partenti, esclusivamente per spirito di vendetta, e sono stato trasferito al carcere di Parma.
Ai primi di giugno 2006 ho fatto istanza di trasferimento per i carceri di Torino, Firenze e Padova per frequentare l’università, avendo questi carceri delle sezioni universitarie; ai primi di agosto ho inviato fotocopia del diploma da allegare all’istanza di trasferimento.
Non ho chiesto la luna, solo di continuare a studiare dopo essermi diplomato.
La note negative del comandante per farmi trasferire, non hanno riscontro e non possono avere difesa da parte mia, ed è naturale la sua animosità nei miei confronti, per le due denunce che gli ho fatto, pertanto non c’è obiettività nelle sue note, solo senso vendicativo. Chiedendo a qualche mio compagno qui a Parma, mi hanno sconsigliato di intraprendere gli studi universitari, per gli ostacoli burocratici per lo studio e i successivi esami si trasformerebbero nelle fatiche di Ercole.

Purtroppo nel carcere di Parma sono rimasti ancora alla conta delle mutande e le calze, solo quattro asciugamani: viso, doccia, piedi, bidè, quando bisogna lavarle è un problema…Per fare attività ginniche non è possibile avere biancheria adatta e sufficiente, è proibito avere un tappetino di plastica per la ginnastica, ne in cella e ne nel cortile, ne portare in cortile una bottiglia d’acqua e un asciugamano per asciugarsi il sudore.
Ci vengono tolti tutti i lacci delle tute e pantaloncini.
In inverno, per la biancheria per vestirsi e quella per fare attività ginnica, sarà ancora peggio.
Tutti i prodotti di barberia vengono bloccati al nostro ingresso e depositati in magazzino; bisogna ricomprarsi di nuovo tutto al sopravvitto, gli stessi identici prodotti, più che sicurezza questo è un commercio lucroso sulla pelle dei detenuti, l’impresa ringrazia molto a chi gli dà questa facoltà, addirittura vengono bloccati i prodotti di biancheria dei detenuti a cui è revocato il 41 bis “all’interno dello stesso carcere e prodotti comprati dalla stessa impresa”.
Ci sono tanti detenuti che non possono permettersi di spendere oltre 100 € per attrezzarsi di nuovo per l’igiene personale e altro.
I prodotti i detenuti li comprano in altri carceri, pertanto non si capisce il motivo che siano bloccati, quando lo stesso Ministero ha sancito che i prodotti comprati in carcere devono entrare in tutti i carceri d’Italia.

Ci è proibito possedere il tariffario dei prodotti comprati al sopravvitto, dovendo fare l’acquisto al buio, quando lo stesso Ministero ha sancito che il tariffario deve essere dato ai detenuti e informarli ogni volta che c’è una variazione dei prezzi, qui i detenuti sono all’oscuro di tutto, dei prezzi e delle variazioni che ci sono periodicamente.
A colloquio è proibito portare caramelle, merendine o biscotti per i bambini, comprati all’interno del carcere. Mi trovo al carcere di Parma per via del computer e la stampante, purtroppo qui è ancora peggiore perché ho trovato una situazione paradossale riguardo il possesso del computer e della stampante; la Circolare del DAP del 15 giugno 2001 n° 3556/6006 non è applicata e non vogliono applicarla; e il mio computer è depositato in magazzino, lo stesso sarà per la stampante.
Il direttore del carcere di Fossombrone dott. Giacobbe Pantaleone, nell’autorizzazione a me e ad un centinaio di detenuti, ha semplicemente applicato la Circolare del DAP; ora mi chiedo perché la direzione di Parma può evadere impunemente una vostra direttiva? Le Circolari del DAP sono direttive che riguardano tutti i carceri italiani? Oppure ci sono carceri come Parma che hanno l’autorizzazione del DAP per non applicarle?

Credo che il carcere di Parma non sia al di sopra della legge, del Ministero e del DAP, ma un carcere come un altro, pertanto soggetto ad applicare le circolari del DAP e tutte le normative penitenziarie.
Chiederò il computer e la stampante alla direzione, mi hanno già detto in via non ufficiale che mi sarà negata l’autorizzazione, farò reclamo al Magistrato di Sorveglianza e al suo ufficio e farò denuncia alla Procura della Repubblica di Parma per omissione di atti d’ufficio e abuso di potere, ciò porterà persecuzione nei miei confronti, perché invece di ritenere rieducato e reinseribile un detenuto che riconosce le leggi, ne chiede l’applicazione come prescrive la legge e in modo civile, lo ritengono pericoloso, turbolento, facinoroso e che destabilizza, solo perché usa la penna per chiedere i suoi diritti; ed è anche facile che per ammansirlo e zittirlo gli si applica il regime particolare del 14 bis.
Chiedo un suo intervento affinché venga applicata la Circolare del DAP sul possesso del computer e l’applicazione della altre circolari emanate dal suo ufficio e vengano abolite queste restrizioni di rigore che niente hanno a che vedere con l’ordine, la sicurezza e la rieducazione; sono solo vessazioni del tutto gratuite e di nessuna utilità.
Nell’attesa di un suo intervento, le porgo cordiali saluti.
Con osservanza


Pasquale De Feo

Carcere di Parma – 14/10/06, attualmente detenuto a Catanzaro.    

 • Sfoglia il libro per autore

    ::  webmaster
    :: 
:: Pagina generata in 0,00581 secondi