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“FANTA-REI”

  di Vincenzo Pipino

inserito il 2006-09-20


h. 20.00
Si è appena concluso il congresso “locale” all’Isola di San. Servolo:
11° nella sua storia. Titolo “CARCERE E DOPO CARCERE”.
Soluzioni, proposte, suggerimenti, per migliorare il tenore di vita nelle carceri, che sembra  –usando un condizionale-  abbia già incontrato il favore dell’ONU.
Un’ autorevole equipe locale di illustri luminari (mancava- come al solito- il nostro Solone Sindaco, geometra del catasto, illuminista del nostro secolo, maestro dei maestri di pensiero) e poi, autorevolissimi personaggi del mondo penitenziario.
-Diceva Eraclito, più di duemila anni fa, che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua.
E che ciò che è avvenuto possa non essere avvenuto.
Durante il “congresso” mi sono ricordato di Eraclito, ricordo me stesso, voi detenuti e delle cose che cambiano continuamente le cose da troppo tempo:

Un nuovo parlamento e l’addio al vecchio,
un nuovo capo dello stato e l’addio al vecchio,
un nuovo capo del governo e l’addio al vecchio…
Ed ogni volta, per ogni vecchio addio
e per un nuovo arrivo,
le eterne liturgie del potere,
il segno più esteriore che sempre abbaglia,
noi semplici cittadini
e in particolare voi detenuti!

Eraclito, forse aveva ragione ma, caspita! Infatti ogni volta nell’occasione di questo congresso piove!
Da bambino, sempre mia nonna, mi diceva: “Vedi? Ieri sei stato cattivo e oggi piove!
È la Madonna che piange per le tue malefatte;  io ci credevo.
Cosicché, se mi capitava l’occasione di rubare della frutta, ne rubavo sempre poca: non si sa mai, pensavo: se per una mela ha piovuto così tanto, figurarsi rubare un’intera cassetta! Sarebbe venuto giù il diluvio Universale. Ci credevo…e mi frenavo!
La nonna identificava la pioggia come un segno divino: piove perché la Madonna è disperata delle nostre malefatte.
Anche ieri pioveva e, parlando “fuori onda” e con questi ricordi incancellabili, ho detto agli interlocutori: queste sono le lacrime dei detenuti!

A parte gli scherzi amici, il mio voluto cambio di lettera da Panta Rei a Fanta Rei è solo la visione di quello che è stato il nostro congresso.
Ricordate, amici detenuti, quando ero con voi? Lo sono tuttora, mai vi ho abbandonato.
Ricordi che rodono dentro l’anima, parole e parole sempre uguali, parole dimenticate, promesse fatte, promesse tradite.
Ricordi che spezzano dentro, speranze senza certezze.
Noi sempre detenuti, come bambini increduli ad attendere  nutriti di illusioni, passioni represse, carezze furtive nei parlatoi: “ancora un po’ e esco”, dicevamo ai nostri cari, sapendo di mentire. Rimpianti, dolori e furori. Verranno altri tempi?
La giornata di ieri ha segnalato degli intenti nuovi, nuovi orizzonti di speranza.
L’assessore Delia Murer, ha espresso la speranze che questi convegni vengano allargati a livello nazionale.
Credo abbia sacrosanta ragione, altrimenti è un parlarci in casa.
Auspica “spinte” riformiste nel volontariato. (Il volontariato è importante dentro le mura: porta “visioni” nuove che vanno al di là del “francobollo” sempre acceso (televisione) e “condizioni vivibili” (docce, acqua calda ecc.)
Lo shock arriva mentre ascolto la dott.ssa Gabriella STRAFFI.
Ahimé, fa un intervento strepitoso, di quelli importanti, non ci sono molte “orecchie accese”: lei parla e io l’ascolto.
“ERGASTOLI BIANCHI!”:
La Straffi!?!
Per una ragione che non capisco si ferma, mi lascia annichilito. Io non ho un buon rapporto con il potere, (cerco di conviverci) e quell’inizio mi era sembrato la scintilla di una rivoluzione…
L’art. 27 della Costituzione, quello che parla di “rieducazione”, deve essere letto in relazione dell’articolo 13, che parla di “libertà personale inviolabile” e, soprattutto, in relazione dell’art. 2 e 3, che parlano di rispetto e di “sviluppo della persona umana”.
“Non è così!” sostiene la dott.ssa Straffi.
“Giustificano” la misura di sicurezza (prevenzione e rieducazione) ma ne viene tenuta presente solo una: la prima!
(Brava!, mi viene voglia di urlare!).
“Con questo modo di procedere, il rispetto della persona viene completamente sacrificato alle ragioni della pubblica sicurezza, secondo la logica di  stato totalitario. (non dice proprio così ma lo fa capire! (un coraggio che Le riconosco):
“Questo modo automatico di prolungarsi della misura di sicurezza, in applicazione dell’art. 214 del c.p., non è affatto eccezionale. Rappresenta invece la regola.
Ci sono internati che vedono il prolungarsi automatico della misura di sicurezza di anno in anno per cinque, dieci, quindici, fino all’”ergastolo bianco”.
Non riesco a trattenermi: vedo Gianni Trevisan, il precursore di questi convegni: mi avvicino e gli dico:
“Ma è proprio Lei?”
Gianni, che sa,(!) mi risponde:
“Si, è proprio Lei, che ti credevi?”
Esterrefatto!
Mi complimento e gli “sussurro” che, a completamento del suo discorso, bastava aggiungere che nonostante questa evidente stortura costituzionale, mai nessuno ha avuto il coraggio civico e giuridico di metterci le mani: un microscopico disegnino di legge porrebbe fine a questa infamia.
(Lo potrei preparare anch’io, semmai qualche legislatore o politico mi assicurasse di presentarla al governo…)
Giorgio, ad ogni intervento e prima della conclusione, dà il suo responso; mi scrive sulla pagina  del giornale” NON CI SONO SOLUZIONI!”
Buono, Gorgia, gli rispondo:
La verità e i valori morali non sono più certezze ma, devi ammettere che verità e valori possono mutare a seconda dei luoghi e dei tempi.
Ingenuo, -mi risponde.
Abbi fede.
Giorgio non è Gorgia, anche perché i consigli li dà gratis!
I Big!:
Franco Corleone, Alessandro Margara (per noi detenuti “Alessandro Magno”), Stefano Anastasia, Desi Bruno, Chiara Ghetti e il nostro “evangelico” Padre Andrea Cereser, pronto a benedire tutti, (meno me e Giorgio: anime dannate!).
Il tutto  sotto l’attento “orecchio” di Sergio Segio, abile coordinatore, tranquillo come una goccia di Valium, sembra addormentato, in verità è agile come un panda e pronto in ogni risposta.
C’è da stropicciarsi gli occhi ed alzare la soglia percettiva delle orecchie, quando parla Franco Corleone.
Sembra imponente come il nostro Colleoni, ricordate? Il condottiero più famoso del quattrocento. (Lo potete ammirare col suo maestoso cavallo in campo dei SS. Giovanni e Paolo. Andava a cavallo, ma si inventò i “carri-armati” e la nave da crociera, pardon, “la nave corrazata”. L’invincibile!
Il Verocchio, l’ha immortalato con tre testicoli, voluti proprio da lui per esaltare la propria diversa anatomia con tanto di moto: “BISOGNA”.)
E BISOGNA, amici miei, era forse il titolo dell’intervento di Franco.
Spiega molto bene quali sono le cose da fare, quelle immediate, urgenti.
La legge Bossi-Fini, la legge Fini sullo spinello, e dulcis in fundo la famigerata, insensata, iniqua, “ex Cirielli”.
Via anche il 4 bis. Ragazzi roba da veri intenditori.
Se ciò accadesse è la volta che andrò in pensione.
(Pensare che da Venezia, dove abbiamo eletto quattro Papi, si possa riuscire a togliere di mezzo quattro inique leggi, mi fa pensare che dovrò chiedervi di pagarmi i contributi pensionistici!!!)
Il suo non è un discorso: è musicalità, sogno speranza, meraviglia.!
Rimango un po’ sconcertato quando dice che non esiste un presidente del D.A.P.
Mi propongo immediatamente:
“Vengo io e gratis, prometto stabilità, serenità, giustizia e vi assicuro che la soglia dei trentamila detenuti non verrà mai superata”.
(Come le promesse degli appaltatori del sopravitto:
Io assicuro solennemente di garantire a tutta la popolazione detenuta: prima colazione; latte e caffè, pane; pranzo, primo e secondo; cena e dolce, con soli due euro e quaranta centesimi al giorno!?!)
Il bello è che il ministero ci ha sempre creduto!!!
Come faranno, se una colazione in un bar di periferia, costa cinque euro.
Mistero della fede!
Potrebbero credere anche a me…!
Il mio Gorgia-gratis risponde ad una mia domanda su chi fossero tutte quelle persone che stavano prendendo appunti, dicendomi, che secondo lui, non c’erano altri giornalisti oltre a quella simpatica conversazione avuta con una persona poco prima.
“Secondo me, quelli i xe drio scriverse i “pizzini”.
“Eeehh?!?” faccio io.
-‘Scolta, Pepè, la storia ci insegna che quelle “carte” sono passate da Giulio Cesare a Provenzano ed hanno avuto la meglio sui ben apprezzati piccioni viaggiatori della Serenissima”. 
Quelli si stanno rimpinzando delle parole che io sento oggi, esatte, quanto dieci anni fa.
Come ti ho detto questa mattina, CARCERE E DOPO CARCERE, sarebbe stato solamente DOPO CARCERE.      

Il problema di chi sta dentro non è quale struttura trova fuori ma chi LO tira fuori.
Ed è per questo che non ti faranno parlare!!!-     
Al che, ho solo potuto difendermi dicendo:- Anche i silenzi fanno rumore…-  
Il “Toscano Tuttintero” (quello ½  è Fanfani!), che da trent’anni e oltre si affanna a cercare sempre nuove soluzioni in rapporto ai tempi, le situazioni, gli individui, nei confronti della popolazione detenuta, ha espresso una ulteriore ammirevole volontà, per la determinazione di nuove regole rapportate ai tempi delle nuove realtà penitenziarie.
Ragazzi: se passano le sue idee siamo a cavallo!
Ci si può sentire più confortati dai suoi progetti ed ancor più dai nuovi collaboratori che seguono le sue linee ed indicazioni con la stessa tenacia.
Anastasia, collaboratore di Luigi Manconi, ha riproposto le necessità di cui tutti abbiamo visione, con un tratto di impellenza che sembra indicare un impegno preciso ed incisivo. 
Ripristinare la legalità nelle carceri; Nuovo Codice Penale, abrogazioni delle vecchie leggi, in particolare la “ex Cirielli”.
In conclusione, fermo restando che tempo ne è passato e che queste cose le abbiamo già sentite io mi auguro che, come fin dai tempi antichi, le leggi non rispondano a meri giochi di potere ma possano essere conosciute dai sudditi.
Mi stimola!
Ripercorro tutte le dannate proteste fatte in tanti anni di detenzione: mi sento ancora più vicino…
È sincero, lo promette!
“Sarò tenace e inflessibile con il nuovo Governo”.

-Stefano, guarda che ai miei amici detenuti, questo scriverò domani!”
-Pipino stai tranquillo, è una promessa”, mi dice.
Padre Andrea benedice tutti!
È stata un giornata di speranza e di buone intenzioni.
Ciao a tutti.

Vi voglio bene. Vincenzo Pipino


 
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