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Anime perse - Calendario 2010 degli ergastolani di Spoleto



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n. 92826684 intestato a Associazione Liberarsi

Cronaca di uno spettacolo teatrale in carcere

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La lettera

Ore cinque del mattino:
D’inverno nella mia cella non batte mai il sole.
Solo nei mesi caldi i suoi raggi entrano nella mia finestra.
Ho il lettino murato nel pavimento e non lo posso spostare, per questo tutte le mattine d’estate vengo svegliato dai raggi del sole che battono sul mio viso.
Penso:
- Oggi c’è lo spettacolo teatrale “Fuori dall’Ombra” dedicato all’abolizione dell’ergastolo ostativo, sarà un giorno da “Limoni neri”.

Ore otto:
Ripeto al muro della mia cella la parte che devo recitare.
E lui come sempre sta silenzioso ad ascoltarmi.
Gli dico che faccio questo spettacolo per dare un segnale positivo e costruttivo e per ricordare al mondo dei vivi che nel mondo dei morti ci sono persone che amano, sbagliano, sperano e sognano una vita di riscatto.
Il muro come al solito non mi risponde. Poveraccio, probabilmente ne ha viste più di me.

Ore dieci
Vado al passeggio e scambio due chiacchiere con i miei compagni ergastolani:
- Perché si limitano a tenerci vivi? Non abbiamo neppure un filo di speranza su cui appoggiarci.
- Stare in carcere senza sapere quando finisce la pena ci vuole tanto, troppo, coraggio.
- Non si può essere colpevoli, puniti e cattivi per sempre. Nessuna condanna dovrebbe essere priva di speranza e di perdono.
- L’ergastolano se vuole vivere più serenamente deve sperare di morire prima del tempo.
- Senza speranza l’uomo perde la sua umanità.

Ore quindici
Sta per iniziare lo spettacolo.
L’aria è calda.
Sento dei brividi nel cuore.
Sono emozionato molto di più di quando entravo in banca per rapinarle.
Guardo i miei compagni attori, molti di loro ergastolani.
Persone come me escluse dalla vita, chiuse nello spazio e nel tempo per sempre.
Ci siamo!

Ore ventiquattro
C’era tanta gente.
Lo spettacolo è andato bene.
Nonostante la sofferenza di una condanna che non finirà mai, vivo la mia vita libero di pensare i miei pensieri.
Ascolto il mio cuore.
Mi commuovo e sorrido perché in questo modo mi sento ancora vivo.
Spengo la luce e penso al mio dolore.
Dicono che nulla viene buttato.
Spero che sia così e che la mia vita non venga buttata e dimenticata nel buio di una cella.
Chissà se questa notte riuscirò a sognare.
È da tanto tempo che non ci riesco.
Chiudo gli occhi con la speranza domani di non riaprirli più.
Dio dei sogni, per una notte fammi sognare di avere un fine pena.

Spoleto 23 giugno 2009

Di Carmelo Musumeci (da Carcere di Spoleto)

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