ALLA CITTA’ DI FIRENZE
AL SINDACO LEONARDO DOMENICI
AL VESCOVO MONS. BETORI
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE EROS CRUCCOLINI
ALLE ASSOCIAZIONI
AGLI ORGANI DI STAMPA
Cari/e cittadini/e,
siamo un gruppo di detenuti del carcere di Sollicciano condannati alla pena dell’ergastolo. Di solito siamo invisibili, viviamo nascosti dalle mura del carcere, ai margini della città. Spesso si fatica a pensare che un detenuto sia una persona come le altre.
Noi carcerati, emarginati, spesso umiliati dal mondo che pure ci appartiene, nutriamo un desiderio ardente di vivere. Alimentiamo questo desiderio attraverso la scuola, lo studio, la formazione, che ci fanno sentire parte del mondo.
Con questa lettera vorremmo parlare a tutta la città.
Nella prima settimana di dicembre effettueremo uno sciopero della fame per chiedere anche in Italia, come in altre nazioni europee, l’abolizione della pena dell’ergastolo. Lo sciopero durerà una settimana. Lo stesso faranno tutte le carceri della Toscana e nelle settimane a seguire, tutte le carceri italiane .
Lo sciopero della fame è un gesto di disperazione.
Faremo questo sciopero nel rispetto delle regole e senza creare allarmi all’interno della struttura carceraria. Lo sciopero non è una forma di contestazione contro il carcere di Firenze, ma è una protesta contro la pena dell’ergastolo. E’ una protesta assolutamente pacifica per far sentire la nostra voce.
Noi sappiamo di dover affrontare la reclusione e perciò cerchiamo a tutti i costi di trovare una ragione, nei pochi momenti di lucidità: un motivo, un appiglio, la forza per andare avanti. Dobbiamo trovare da qualche parte un filo di luce che ci conduca verso la speranza. E’ il miraggio di tornare a vivere che ci fa superare ogni ostacolo, anche se alla fine, il carcere ci lascia dentro dei segni indelebili.
Ma l’ergastolo non ci lascia scampo, spegne anche quel filo di luce. Distrugge ogni speranza e uccide perfino i nostri sogni. A quel punto non resta che sdraiarsi sulla panca e logorarsi al pensiero di attendere la fine, che arriva lentamente, giorno dopo giorno.
Perché chiediamo l’abolizione dell’ergastolo?
Perché noi ergastolani viviamo il tempo senza speranza, senza una meta. Oggi come ieri, senza un domani. Moriamo a poco a poco, senza poter mai dire che siamo tornati padroni delle nostre vite. Perché vogliamo ridare dignità alle nostre famiglie. I nostri genitori, i nostri figli, i nostri nipoti stanno pagando una pena che non gli appartiene.
Perché la pena dell’ergastolo è contraria alla Costituzione della Repubblica. L’ergastolo contrasta con il nostro ordinamento costituzionale, in particolare con l’art.27 che stabilisce il principio di umanità delle pene. La Costituzione assegna alla pena una finalità rieducativa. Ciò significa che la pene non deve essere fine a se stessa, non deve rispondere solo ad una logica punitiva, ma deve essere uno strumento per il reinserimento sociale. La pena dell’ergastolo fa venir meno la finalità della rieducazione e dunque è in contrasto con il dettato costituzionale e viola un principio giuridico fondamentale .
La pena dell’ergastolo ha carattere perpetuo e priva il condannato di ogni possibilità di reinserimento sociale: per questo è da considerarsi costituzionalmente illegittima. L’ergastolo equivale ad una pena di morte, perché la sua finalità non è il recupero dell’individuo che ha commesso reato, ma la sua “eliminazione”, la sua neutralizzazione perenne, la perdita della condizione di persona.
Anche il diritto romano assimilava l’ergastolo alla pena capitale.
Nel codice penale francese del 1791 la pena dell’ergastolo era stata abolita perché ritenuta disumana e inaccettabile, una forma di riduzione dell’uomo in schiavitù.
In Italia esiste un programma di legge che un gruppo di senatori ha presentato in parlamento, nel corso della passata legislatura, per la soppressione della pena dell’ergastolo.
Cosa chiediamo ai/alle cittadini/e di Firenze?
- se volete, potete appoggiare la nostra iniziativa facendo lo sciopero della fame almeno un giorno, il 1° dicembre;
- il 1° dicembre venite davanti ai cancelli del carcere per portare un segno di solidarietà;
- se fate parte di un’ associazione, di un circolo, di un gruppo, di un sindacato, di una comunità religiosa o parrocchiale, di un partito, aprite una discussione su questo tema e chiedete a questo soggetto collettivo di prendere posizione a favore dell’abolizione dell’ergastolo;
- se siete operai, studenti, lavoratori, parlate di noi a scuola e nei posti di lavoro;
- se avete una pubblicazione o lavorate in un organo di informazione, informate i lettori o ascoltatori su quello che chiediamo.
La Toscana è stata la prima ad abolire la pena di morte. Chiediamo la vostra solidarietà. Non lasciateci soli. Chiediamo che vi facciate portabandiera di una battaglia di civiltà.
Se non siete d’accordo o avete domande da farci, scriveteci. Scrivete ad uno dei firmatari di questa lettera all’indirizzo via Minervini 2/R 50142 Firenze.
Se volete maggiori informazioni si di noi e sull’ergastolo potete consultare il sito internet www.informacarcere.it sezione “Mai dire mai”. Oppure potete scrivere una e-mail all’associazione Liberarsi all’indirizzo assliberarsi@tiscali.it
I volontari dell’associazione Liberarsi sono disponibili a partecipare a dibattiti e incontri nelle scuole, nei circoli, nelle comunità perché il problema dell’ergastolo sia meglio conosciuto e discusso .
Novembre 2008