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Anime perse - Calendario 2010 degli ergastolani di Spoleto
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Ci ''concedono'' di vivere morendo Scrivi una lettera anche tu compila la scheda di adesione La lettera
Leggo dal diario dello sciopero della fame di Carmelo che leggendo della mia proposta di una staffetta dello sciopero della fame ha esclamato “stiamo vincendo”, i carcerati incominciano a pensare! Bene e allora pensiamo. E' giusto fare un primo bilancio e se è vero che non bisogna farsi ipnotizzare da una sola forma di lotta e quindi è giusto una discussione per avare più frecce al proprio arco, è anche giusto che non bisogna neanche farsi ipnotizzare dal bersaglio. Infatti se il nostro obbiettivo principale è l'abolizione dell'ergastolo non è detto che il perseguimento di obbiettivi intermedi sia un tradimento al motivo principale e non renda invece più facile il raggiungimento di questa. Faccio perciò un ragionamento che prego chi legge di considerarlo con ampiezza di vedute e non di fermarsi alle ovvie incongruenze che un ragionamento del genere al suo primo apparire può contenere. Ora siamo sicuri che nell'interno carcerario vige il diritto borghese-democratico e non altri tipi di diritto di epoche passate? Su questo ormai non ne sono più sicuro. Un giorno in TV è stata intervistata una educatrice di un carcere del nord (Bollate credo ma non ci giurerei) che candidamente ha affermato che il carcerato è sottoposto in tutta la sua vita penitenziaria a una serie di restrizioni che secondo lei (e ora anche secondo me) è ben evidenziato dal fatto che per acquistare una qualunque cosa, il detenuto con i suoi soldi è sottoposto al consenso della direzione: infatti se ci pensate bene (mi rivolgo ai miei compagni detenuti) noi diamo per scontato che ciò che acquistiamo all’interno del monte spesa ci sia dovuto. Ma se così fosse perché le domandine (bruttissima parola, noi non facciamo domande ma domandine a cui dovrebbero seguire rispostine) dovrebbero essere sottoposte ad autorizzazione? Perché l'autorizzazione che noi per la lunga abitudine diamo per scontata non è così scontata, quanti di noi si sono arrabbiati davanti a un rifiuto e alla constatazione di fatto, anche se incosciente, di non poter spendere i nostri soldi come mi pare. Quindi spendere i nostri soldi non è un diritto ma ci viene concesso. Sottolineo la parole concessione e chiedo di farci molta attenzione perché forma l'architrave del mio ragionamento.
Dopo un pò di tempo che ero in galera, chiesi il regolamento interno per studiarlo e attenermi nelle richieste che nelle risposte. Allora non ero angora imbarbarito dalla frequentazione dei luoghi. Mi colpì molto il fatto che i detenuti dovevano indossare i vestiti dell’amministrazione ma che la direzione qualora lo ritenesse opportune, poteva concedere (ecco ancora la parolina magica) l'uso degli abiti propri. Naturalmente questo è un utile escamotage all'italiana per ridurre le spese dell'amministrazione penitenziaria facendoci vestire a spese nostre. Ma anche questo che diamo tutti come diritto è una concessione. Arriviamo ora a un caso particolare che è successo qui a Livorno. Un detenuto, dopo una lotta e una querela legale di oltre otto mesi per ottenere la dieta vegetariana come prescritta dall'ospedale, si è sentito dire dal medico di reparto che lui non poteva concedergli (ecce ancora la parolina magica) il vitto vegetariano. Il mio compagno faceva notare che le concessione le fa il signore feudale al servo della gleba e che lui lì non vedeva né signori né feudali ma solo un medico e un paziente e gli risultava che i medici non concedono le diete ma tutta al più le prescrivono. Passiamo ora a un altro caso centrale; la legge prescrive che il detenuto possa avere colloqui con il legale sia di persona che per telefono. Bene è un passo avanti abbiamo scoperto il telefono anche in carcere; c'è un però l'ordinamento penitenziario non prevede alla voce telefono la parole avvocato. Allora come si fa? L'amministrazione con un gioco di prestigio equipara l'avvocato alla terza persona (un amico, un parente di grado inferiore al terzo, ecc..) e disciplina il diritto alla difesa secondo i criteri stabiliti per le telefonate alle terze persone, il mio avvocato per incanto è diventato un mio cugino che non sentivo da tempo, era meglio che me lo trasformava nello zio d'America. A questo punto non posso fare le telefonate che voglio ma di volta in volta debbo farmi autorizzare motivatamente bene, e chi mi autorizza decide se la mia necessità è giustificata o meno, e se è ben motivata mi concede (ancora la parolina magica) la telefonata. E il mio diritto alla segretezza con l'avvocato se ne va a benedire visto che nella motivazione devo spiegagli il motivo della telefonata. Non dite che sono esagerato, infatti cosa è successo della lotta vinta per le telefonate per chi è sottoposto a 41 bis? Dopo lotte legali estenuanti il ministero si è dovuto piegare a concedere (ancora la nostra parolina magica) una telefonata al mese. Ma siccome loro concedono decidono anche come concedere e così se uno è sottoposto a 41bis può telefonare alla famiglia ma tutta la famiglia deve recarsi al carcere più vicino a casa, sottoporsi a perquisizioni, attese lunghissime ecc..
Che dire poi belle modalità con cui veniamo scarrozzati in giro per l'Italia; se un qualunque essere vivente fosse trasportato incaprettato e ingabbiato, ogni anima bella e ogni animalista insorgerebbe, ma purtroppo per noi ci sono solo gli animalisti e non gli “uoministi''. In quèsti anni i furgoni con cui ci trasportano si sono così ristretti che le gabbie destinate a noi ci stanno addosso aderenti come dei sarcofagi. Ora due casi personali che però rientrano in pieno nelle concessioni che ci perseguitano. Durante una perquisizione nel bel mezzo della nostra protesta dello sciopero dalla fame, mi hanno contestato la presenza nella mia cella di pezzi di cuffie per stereo provenienti da materiale rotto e da me conservati. Dopo qualche settimana mi chiama a rapporto la direttrice e il comandante per farmi la contestazione e per vedere se c'erano le basi per un rapporto disciplinare. Quando ho fatto notare che facevo l'elettrauto e le cose quando si rompono non le butto ma le aggiusto, mi è stato detto che devo ricomprarmeli e non aggiustarli. Ecco un altra lista delle concessioni, prima mi si concede di spendere i miei soldi e poi se fa comodo mi si obbliga a spenderli, più feudalesimo di così. Del resto qui a Livorno è ormai diventata prassi comune “ti si è fulminata la lampadina? Comprala! ti perde il rubinetto? Compralo'' “a lastra di plastica della finestra a causa dell'usura del tempo non fa entrare più la luce? Comprala''. E così tutt0 l'armamentario della legge Gozzini cimenta uno strumento di ricatto, come si fa a reclamare la sostituzione del materiale usurato e rotto? E se poi ti prendono di mira e non ti declassificano? Meglio stare zitti e mettere mano al portafogli. Sarà mica che ci applicano la pena del contrappeso di dantesca memoria? Chiedevi il pizzo? Ti chiedono il pizzo. Cosa fanno nelle sezioni dove ci sono gli scippatori? A turno quando i detenuti sono all’aria un agente in motocicletta ne aggancia uno e lo trascina nell’asfalto per un centinaio di metri?
L'altro episodio riguarda la mia carriera di romanziere. Giuliano dell'Associazione Pantagruel mi ha chiesto di spedirgli il floppy con il mio romanzo per ottimizzare e facilitare la correzione. Fino a qualche tempo fa era concesso (angora la parole magica), quando ho chiesto l'autorizzazione mi è stato detto che la spedizione di floppy è proibito da regolamento. Mi domando se è proibito a causa del destinatario o del mittente o di tutti e due? E’ già iniziata la differenziazione rispetto ai rompiscatole? Naturalmente la colpa è mia che penso sempre male e perciò faccio sempre peccato ma spesso ci indovino. Dovremo comunque fin da adesso essere pronti a subire provocazioni di ogni tipo e muri burocratici tesi a stroncare i “rivoltosi'' e da ora cominciare a studiare le contro misure. Si dirà qualcuno ma cosa centra tutto questo con l’ergastolo? E questa domanda è ancora una volta frutto del nostro imbarbarimento ma come non è chiara? Il nostro fine pena mai è il massimo del regno dalla concessione. Infatti il fine pena mai può essere cancellato su concessione della grazia quindi, volendo essere rigorosi, noi mentiamo quando diciamo che l'ergastolo toglie la speranza, perché c'è sempre la speranza che il capo dei signori feudali ci conceda una data sul calendario. Ora dovrebbe essere chiaro anche come gli obbiettivi intermedi possono servire a raggiungere l'obbiettivo finale o almeno possano diminuire le resistenze dei nostri oppositori.
L'ergastolo è la cima dell’iceberg delle concessioni che ci troviamo sulla strada e l’iceberg lo si può ridurre in altezza eliminando la sua punta ma anche disgregando la sua base. Del resto provate a pensare, che se domani, per incanto l'ergastolo fosse abolito noi rimarremmo a convivere con le concessioni e con il nostro imbarbarimento che ne conserva. Ora qualcuno si domanderà ma perché ci hai fatto sempre notare il verbo concedere? Ho bisogno di fare una dotta digressione di diritto costituzionale, abbiate pazienza e seguitemi non preoccupatevi non mi sono perso. La Costituzione italiana, nata dalla resistenza nome si diceva un tempo, ha sostituito lo Statuto Albertino, Lo Statuto Albertino viene definito dai Professori “ottriato” (cioè concesso). A fronte dei moti del 1848 Carlo Alberto il signorotto feudale del regno dalle Due Sardegne concesse (ecco ancora la parolina magica) lo statuto ai suoi sudditi. Carlo Alberto era un signore feudale che utilizzava l'unico diritto che conosceva quelle dei privilegi feudali e dona alle sue azioni una denominazione che rifletteva questo diritto la “concessione'' appunto. Ed ecco che ho dato la risposta alla demanda che ho fatto all’inizio, cioè “ siamo sicuri che nel sistema carcerario italiano vige il diritto borghese e non altri diritti di epoche passate?'' ritengo che gli esempi che ho riportato parlino da sé, ma ornai siete in ballo e mi dilungo. In Italia ci sono duecento carceri o meglio duecento castelli feudali dove vige il privilegio feudale e tutto è concesso. Questo ha imbarbarito noi e i nostri carceri come definire infatti la nostra inconsapevolezza delle concessioni che ci vengono fatte o negate tutti i giorno? Come definire il comportamento nel 2000 in un stato borghese-democratico pensa di essere il signore del castello? E’ ora che ci proponiamo un programma di civilizzazione, dobbiamo ricivilizzarci e contemporaneamente man mano che diventiamo più civili, liberare dalla loro inciviltà e barbarie i nostri carcerieri.
Passo alle mie modeste proteste: a) il coordianmento ''Mai dire Mai'' dovrebbe dotarsi di un servizio legale che perseguiti il regime delle concessioni e gli strumenti di ricatto che i carceri italiani adottano (esempio, i rapporti disciplinari vengono puntualmente accompagnati dalla tortura dell'isolamento, un isolamento ingiustificato visto che già con il rapporto si perdono i benefici dalla liberazione anticipata. Di fatto l'isolamento altro non è che la vendetta del signore del castello contro lo schiavo che si è ribellato al sue volere). Il servizio legale non deve dare personale assistenza ai singoli per i loro casi penali. Non ci possiamo affidare soltanto all'eroismo e alla perseveranza e alle capacità di gente come Carmelo (non è un caso che si parla di sentenza Musumeci ecc...) non me ne voglia Carmelo ma dobbiamo passare dalla fase pionieristica a quelle industriale.
b) Facciamo vedere che non vogliamo soltanto ma sappiamo anche dare, duecento carceri in Italia e più o meno duecento biblioteche. Possibile che nessuno abbia pensato di rifornirle a costo zero con l'invenduto delle varie iniziative editoriali dei principali quotidiani? Questi interpellati sarebbero felici di farci pubblicità regalando le copie del loro invenduto che per loro hanno ormai il valore della carta da macero. E così anche per le palestre ormai in disuso in quasi tutti i carceri d'Italia, credo che le palestre esterne sarebbero felici di dare via la loro ormai ferraglia arrugginita che tengono nei magazzini che per loro sono solo ingombranti e per i carceri sarebbe una vera manna. c) E? possibile che il lavoro in carcere sia concesso e così le regole sindacali e di sicurezza non vengono ottemperate? d) Per quanto riguarda le forme di lotta, questo mio documento “ un pò folle'' vuole mettere in evidenza un problema: non possiamo dedicarci solo all'abolizione dell’ergastolo o rischieremo di rimanere solo quei settecento che abbiamo aderito o anche meno. Finché si è trattato di fare lo sciopero dalla fame, anche i non ergastolani hanno aderito. Ma se da adesso le nostre proteste prenderanno una direzione diversa, bisogna anche essere coscienti che si può andare incontro a delle sanzioni disciplinari o alla ritorsione dalle direzioni verso quei detenuti che daranno fastidio all'interno dei carceri con proteste che siano rumorose o con fermate all’aria. Perché un non ergastolano dovrebbe rischiare tutti questo? Secondo il mio parere sarebbe opportuno allargare la nostra protesta, non dimentichiamo le ragazze di Rebibbia che hanno protestato con noi, per noi e hanno inserito nella loro protesta anche il problema dei bambini in carcere, non possiamo perdere di vista queste cose, ecco cosa intendevo all'inizio di questo documento quando dicevo che non dobbiamo farci ipnotizzare dall'obbiettivo. Dobbiamo arrivare all'ergastolo, ma se non vogliamo rimanere soli e coinvolgere non cinquanta di carceri ma bensì duecento, allora dobbiamo fare in modo di portare nelle nostre proteste anche il peso di problemi che non hanno apparentemente alcuna logica per il nostro reale obbiettivo. Sono cosciente che questo mio pensiero è difficile da realizzarsi, quasi utopistico se vogliamo ma sono del parere che se dobbiamo lottare lo dobbiamo fare sul serio e su tutti i fronti.
Gennaio 2008 Di Alfredo Sole (da Carcere di Livorno)
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