Pubblicità ecologica

Ci fanno fare la raccolta differenziata, ci vendono la carta riciclata e ci insegnano a rispettare l’ambiente, ma la pubblicità nella cassetta della posta continua a esistere. Perché, mi chiedo? Con tutti i mezzi tecnologici a disposizione di ogni persona, si sceglie ancora la carta stampata, spesso plastificata e difficile da smistare tra i sacchetti della differenziata.

L’altro giorno, rientrata dal lavoro dopo un giorno infernale, ho trovato la cassetta che esplodeva. Di posta interessante o importante neppure l’ombra, solo un mucchio di carte con pubblicità brutte, a dire il vero, stampate in fretta e furia.

La più grande era quella di una mastodontica offerta materasso matrimoniale memory, un A4 colorato di giallo con scritte in Comic Sans blu. Un dolore per gli occhi di un grafico – esattamente ciò che faccio nella vita. Ma almeno, dico io, farle di carta semplice?

No, ci sono quelle pubblicità con quella patina plasticosa sopra che non so mai dove gettare. È carta, ma non è carta: sono così costretta a gettarla nell’indifferenziata, sprecando così un prezioso foglio di carta che avrebbero potuto riciclare, e come me altre centinaia di persone.

Inutile, poi, mettere la scritta No pubblicità sulla cassetta della posta, perché tanto la ignorano puntualmente. Ho provato diverse strategie e formule per provare a far capire che io quella carta e quella pubblicità non la voglio, ma è inutile, totalmente inutile.

Sono tentata di cercare un indirizzo internet, mail o civico di alcuni di questi negozi, provando a proporre loro una campagna pubblicitaria gratuita ma via Facebook o Google. Oltre a spendere meno, in questo modo eviterebbero di inquinare il mondo e le persone con fogli di carta inclassificabili, difficili da smaltire e bruttissimi da vedere. Ma so già che probabilmente rifiuterebbero la mia proposta, per cui dovrò rassegnarmi a ricevere per sempre la pubblicità stampata, a gettarla assieme ai miei No Pubblicità scritti in tutte le lingue e tutti i font dell’universo.

Grazie corriere 

 

La giornata è iniziata nel peggiore dei modi, con un ritardo clamoroso del treno e la prospettiva di arrivare a lavoro per l’ennesima volta in ritardo. Però, avendo comprato un paio di giorni fa un iPhone da Amazon, per oggi era prevista la consegna, quindi non vedevo l’ora di tornare a casa all’ora di pranzo per scartare il tanto atteso pacco.

Avevo la pasta che cuoceva, il sugo pronto – perché sono pigra e non ho tempo di farlo – a scaldare, un sacco di parmigiano a disposizione e la prospettiva di pasteggiare mangiando con il mio nuovo telefono in mano. Quante applicazioni per iOS ho desiderato in tutti questi anni di Android! Era lì, quasi tra le mie mani.

Stavo condendo la mia pasta quotidiana quando sento un camioncino fermarsi davanti casa: mi affaccio e vedo il corriere intento a cercare nel vano posteriore il mio pacchetto. Mi fiondo alla porta con un sorriso a 500 denti, firmo e mi getto sul tavolo della mia cucina, spostando il piatto di pasta, per spacchettare tutto. Al tatto la scatola era sana, senza ammaccature né altre cose strane, forse era un po’ troppo grossa, a dire il vero.

La apro e cosa mi vedo? Una spazzola rotante per capelli. Mi getto per strada vedendo l’autista intento a far manovra alla fine della mia strada di casa, gli vado contro correndo con il mio pacco in mano – pacco in tutti i sensi – e gli spiego l’accaduto. Era mortificato, poverino, e per fortuna che sono riuscita a intercettarlo perché sennò il mio iPhone lo avrebbe portato a una decina di km da qui e io non sarei riuscita a trovarlo più.